Monolocale uso omaggio

Sali Bode accostò nei pressi del cimitero, proprio sotto il nuovo cavalcavia. Lanciò un’occhiata a Manjola, distesa sul sedile anteriore, lo schienale abbassato fino a toccare i sedili posteriori della vecchia Punto. La pancia gonfia della moglie, la fronte sudata e la mano sinistra di lei che appena sfiorava la sua gli mise addosso una sensazione di tenerezza mista ad angoscia.

“Portami all’ospedale, sento che oramai ci siamo”.

“Subito…”. Sali sorrise alla sua consorte: “È un maschio!”

Lei si limitò ad un debole sorriso, prima di chiudere gli occhi e cadere in un leggerissimo sonno che veniva interrotto ogni qual volta l’auto inciampava in una delle tante buche di Roma. Buche che sembravano fatte apposta per rendere la vita impossibile agli automobilisti. Il cielo di novembre, minaccioso di temporali imminenti non era d’aiuto ai nervi del marito, già provato da innumerevoli vicende personali. Prima il lavoro perduto, poi i problemi con i suoi sei fratelli, poi ancora lo sfratto, che li aveva costretti a dormire in macchina e, infine, una moglie e una creatura da sfamare, senza sapere come.

L’arrivo all’ospedale più vicino rappresentò soltanto la prima di molte delusioni, niente altro che l’embrione di una rabbia che non avrebbe potuto fare a meno di esplodere. Le infermiere con lo sguardo rigido e assente, i medici cinici, il suo forte accento albanese, nel mezzo di parole come “non è urgente”, “abbiamo un’epidemia di influenza”, “provi a questo ospedale qui…”, “non c’è posto”, “non possiamo ricoverarla”, “lei ha la tessera sanitaria? E il permesso di soggiorno?”, e per ultimo anche un “sua moglie non ha nulla di grave, ecco la ricetta, vada in farmacia e domani starà già meglio”.

Soldi per una medicina da ricetta bianca non ce n’erano. Cliniche misericordiose, nonostante i nomi “Nostra Signora” “Benedetta” “Immacolata” “Misericordia” non ce n’erano nemmeno. Solo irritanti scuotimenti del capo, scuse, sguardi abbassati e piccoli grandi segni di un razzismo e di una xenofobia spesso mal celata.

Sali Bode picchiò violentemente le mani sul volante mentre si dirigeva verso l’ennesimo luogo per una ennesima delusione. Manjola non era preoccupata per sé. Le uniche sue paure erano rivolte al bambino e allo stato di salute mentale del marito, il quale sembrava sul punto di uccidere qualcuno, solo per placare la sua rabbia.

“Se i medici hanno detto che sua moglie non ha nulla, che non è da ricoverare, cosa possiamo farci?”, fu la risposta dei Carabinieri, ai quali Sali si era rivolto come ultimo disperato tentativo. Ancora ricordava quando, manovale in nero presso la ditta edile, andava per condomini a fare lavori di ristrutturazione e, ogni qual volta un condòmino si sentiva disturbato, ora dalla polvere, ora perché iniziavano a lavorare troppo presto oppure perché lui e gli altri muratori entravano col camion nel cortile condominiale, questi minacciava di rivolgersi ai Carabinieri. In Italia i Carabinieri sembravano la risposta a ogni problema: guardi che chiamo i Carabinieri!
I Giustizieri della Città, pronti a tutto e per tutti. Per tutti, ma non per lui, immigrato albanese senza lavoro, senza casa, senza nulla che valesse abbastanza di fronte alla legge. Nulla per appagare la Dea Mammona.

“Non ti preoccupare per me, un posto dove farlo nascere lo troveremo, anche se non avrò medici e infermieri vicino, soffrirò un po’, ma l’importante è che il bambino nasca sano”.

L’uomo non ebbe nemmeno il coraggio di guardare la moglie negli occhi. I suoi, d’altro canto, era annacquati non dalla commozione, ma solo dalla rabbia bastarda, quella che genera odio su odio, come una catena di montaggio bestiale e dalla quale nessuno potrà mai staccarti, se non uccidendoti.

“Cazzo di italiani di merda… bastardi, bastardi rottinculo stronzi maledetti…”. E pianse. E singhiozzò più volte, mentre si rovinava le mani sul volante.

..........................................................................................................

“Ecco, mettetevi lì: tra l’Alfa Romeo e il Maggiolino, e cercate di non sporcare”, furono le ultime parole dell’uomo prima di sbattere la saracinesca e lasciarsi dietro i due disperati. L’attacco verbale della moglie e della figlia Giada, di soli undici anni, quindi fresca della cultura anti razzista che si respira nelle scuole, avevano convinto, o meglio costretto, Walter Brugagna, imprenditore e titolare di un mobilificio, a far riparare la coppia all’interno del suo garage. Anche due anime pie e illuminate come la moglie e la figlia del sig. Brugagna ben capivano che far entrare due albanesi in casa voleva dire andare a caccia di guai.

“Coraggio, tra poco sarà tutto finito, resisti, ti tengo io, sono qui, sempre con te…”. La donna, oramai affondata nei classici dolori del parto, non aveva più nemmeno la forza per articolare parole di senso compiuto. Sempre più sudata e ora con le lacrime agli occhi, si lasciò andare a urla che nessuno avrebbe mai udito, tanto più che una pioggia malefica e “a vento”, finalmente discesa da nuvole anch’esse gravide, già picchiava con forza su tutta la città.

.........................................................................................................

Anche per i due straccioni, pezzenti e miserabili venne l’alba di un nuovo giorno. Venne una nuova bocca da sfamare, per mezzo di un latte che sarebbe dovuto sgorgare da seni la cui proprietaria mancava di assaporare il cibo da oltre ventiquattr'ore. Ma il bambino, questo ulteriore sfortunato, sembrava quasi sorridere tra lo guardo algido dell’Alfetta sportiva e quello sornione del buon vecchio Maggiolino. Per proteggere, o meglio tentare di proteggere il nascituro dagli spifferi e dalla umidità, i due si erano “incastrati” tra le due macchine e qui, tra il freddo calore delle due auto era nato l’ennesimo sciagurato, a pochi chilometri dal “Cuppolone”.

Un forte rumore, della saracinesca che veniva tirata su a forza, destò il trio dal loro stato di torpore. Non certo di sogno, semmai di incubo. La polizia. Quel bastardo aveva chiamato la polizia e magari li avrebbe denunciati per furto. Non poteva sbatterli fuori, c’erano le anime pie della moglie e della figlia, quindi una chiamata anonima avrebbe risolto tutto. L’uomo prese in braccio il figlio, raccolse i due stracci inzuppati di sangue e tentò di far spostare anche la propria donna, in un ridicolo tentativo di nascondersi, chissà mai dove.

Un violento raggio di sole investì prima l’uomo, poi la donna e infine il neonato, mentre la saracinesca veniva completamente aperta, illuminando lo squallido box auto e mostrando i volti scuri dei nuovi intrusi.

Tre uomini con nulla indosso che li potesse far ritenere appartenenti alle Forze dell’Ordine, vestiti eleganti, completo grigio topo, cravatta scura, occhiali scuri, ciascuno con un pacchetto tra le mani, entrarano avvicinandosi ai poveracci. Sali sentì di nuovo la rabbia bastarda salirgli dentro, dallo stomaco al cuore, per poi scorrere fin su al cervello, da dove avrebbe germogliato altro odio nero e putrefatto.

I tre arrivati si fermarono. Sorrisero. Un sorriso inqualificabile.

“Cosa volete?”, fu il maldestro sforzo del miserabile per ritrovare la propria dignità di padre e marito.

“Non abbia paura, noi non vogliamo nulla da voi, anzi…”. Sentenziò il più vecchio dei tre. Sali guardò la moglie perplesso, mentre questa prendeva il bambino dalle mani del marito per sistemarlo nuovamente tra le due auto, nel tentativo di evitargli ogni brusca emozione.

L’uomo che aveva parlato lanciò una rapida occhiata ai suoi compagni. Si scambiarono tra di loro un ulteriore inqualificabile sorriso quindi iniziarono a parlare l’uno dopo l’altro, con un intervallo di appena un secondo:

“Euro!” Disse il primo.

“Dollari!” Comunicò il secondo.

“Buoni del tesoro!” Proclamò il terzo.

Si inchinarono delicamente e ossequiosamente verso il bambino con in mano i loro doni e sorrisero.

L’uomo e la donna incrociarono più volte i loro sguardi mistificati. Le loro fronti grondanti e fredde, mentre il bambino sembrava quasi applaudire festoso i nuovi arrivati, con le sue minuscole manine inzaccherate di sangue.

------------------------------------------------------------------------------

All’esterno, un arcobaleno tracciava percorsi di speranza, che qualcuno aveva seguito. Che qualcuno, ancora prima, non aveva mancato di creare.

Andrea Mucciolo


Torna a Mini Racconti

Invia un commento ad Andrea Mucciolo