MINI RACCONTI

LA SINTESI DELLA VITA

Temendo di trovare la SS Pontina intasata (come di consueto) imboccai, subito dopo il Raccordo, la via Laurentina, diretto ad Ardea, vicino Roma. La strada è stretta, piena di curve, non è facile sorpassare, specialmente se non si ha una macchina con una buona accelerazione. Infatti, giravo su una Smart Fortwo. Dopo neanche due minuti becco un gruppo di “ciclisti della domenica”. Saranno stati una decina e pedalavano a coppie da due, l’uno acconto all’altro. Gentilmente appoggio due dita sul clacson per invitarli a mettersi un attimo in fila indiana, affinché io possa passare. Nessun mi si caga. Aumento la pressione sul clacson e premo ripetutamente. Niente.

Mi affaccio dal finestrino: “Volete levarvi dai coglioni, brutti imbecilli?” Urlo. Nessuno si gira. Forse non mi hanno sentito, penso: “Brutti stronzi teste di cazzo, mi volete far passare? Maledetti ciclisti del cazzo!”. Uno di loro si gira appena, mi guarda un attimo attraverso i suoi occhiali scuri poi, senza dire nulla, si gira nuovamente alzando il dito medio. Entro in una fase di rabbia bestiale: inizio a bestemmiare e a premere sul clacson come se stessi suonando uno strumento musicale: pè – pè pè – pè, pè pè pè pè pè!

Nulla, i tizi parlano tra di loro come se niente fosse. Arriviamo ad un rettilineo. Mi metto tutto sulla sinistra, pronto al sorpasso. Inizio a superare. Ecco, sì, ce la faccio, è fatta… no, ad un tratto vedo un autobus procedere nella mia direzione. No, no, troppo vicino. Rientro appena in tempo nella mia corsia, mentre l’autista passa oltre strombazzando il clacson e bestemmiando furiosamente nella mia direzione. Sparo ancora un altro po’ di contumelie ai ciclisti finché non svolto su viale Nuova Florida. Ancora trecento metri e sono arrivato. Imbocco una piccola stradina laterale. Pigio il telecomando. Un cancello si apre. Entro, parcheggio e mi dirigo verso casa.

Ed ecco che la vedo lì, la mia bella, pronta ad aspettarmi, come sempre: sì, arrivo, amore mio, eccoti lì, la mia rossa super leggera, col manubrio anatomico e il telaio rigido. Monto in sella. Do un bel colpo di pedale. Esco dal cancello, felice, rilassato. Mi avventuro tra i prati, tra la fresca erba appena tagliata, che col suo profumo mi riempie i polmoni. Aumento di velocità, corro sempre di più, non ho il casco, i capelli mi sbattono sulla fronte. Pedalo sempre più veloce, chiedo molto, troppo ai miei polmoni. Ecco, ora la strada è mia, mi sento sicuro di me, potente. Alzo le braccia dal manubrio e me le metto dietro la testa. Faccio un bel respiro profondo e, proprio in quel momento, un automobilista mi suona da dietro. Nemmeno mi giro. Alzo il dito medio e inizio a pedalare ancora più veloce.

Andrea Mucciolo

Racconto recensito e analizzato sul portale AlternativaSonstenibile.it, il quale si occupa di sviluppo eco-sostenibile, energia, ambiente, cultura e società.

Analisi a cura del dott. Sabino Cannone, laureato in psicologia, con tesi su: "Tecnologia della fiducia e sistemi comunicativi", presso l'Universita' degli Studi di Padova, specializzato in psicoterapia, esperto in psicologia viaria e della mobilita', ha seguito, tra gli altri, anche un corso per mobility manager.

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