INCONTRI

Era stata una piacevole serata quella appena trascorsa alla presentazione tenuta presso la sala comunale di Arquata Scrivia. Il borgo di Auquâ mi avrebbe ospitato ancora per quella notte, dopodiché sarei immediatamente ripartito per Roma. Erano le venti passate e, dopo gli ultimi convenevoli e qualche autografo rilasciato ai compratori del mio libro, iniziai a dirigermi verso il borgo medievale. Avevo bisogno di una camminata solitaria, rinfrescante e, soprattutto, rasserenante. Non è facile parlare davanti ad oltre trenta persone venute apposta per te. Ti prende l’ansia, l’emozione ti fa sembrare un idiota e mille idee sciocche ti vengono per la testa. Ti senti spogliato dalle persone. Giudicato. Tutte pippe mentali inutili.

Giunsi a via Interiore. Mi fermai davanti la chiesa di San Giacomo Maggiore. L’aria era fresca. La strada solitaria e poco illuminata. Dopo alcuni secondi sentii una persona chiamare il mio nome:

“Signor Mucciolo? La disturbo?” Mi voltai e, appena illuminato da una lanterna circostante, vidi il volto di una ragazza.
“Ci conosciamo?” Risposi, già abbastanza diffidente e seccato da quell’incontro.
“No, ma ero alla presentazione e le volevo far leggere una mia poesia. Sarebbe disponibile a darmi la sua opinione?” Senza attendere la mia risposta mi sventolò un foglio davanti agli occhi. Controvoglia lo afferrai buttando un’occhiata veloce alla poesia:

Reiterando
deboli illusioni,
non ho acqua né vento
per mandar via
attimi di marmo.
Ho firmato
preso accordi
senza sentire
l’altra controparte.
Ma ti aspetterò
al crepuscolo
tra abeti curvi
e il corvo che si danna,
mentre la resina
curerà malvagiamente
le mie ferite.
E arriverai
senza carne né ossa
soltanto il soffio
della tua lontana eternità.

Mi bloccai al terzo verso. Avevo riconosciuto una mia poesia.

“Molto divertente”, dissi riconsegnando il foglio alla ragazza.
“Lei dice? Ma, vede, questa poesia lei non l’ha mai pubblicata, neanche on line… mai uscita dal suo hard-disk.”

Riflettei un attimo: sì, aveva ragione, quella poesia non era mai stata diffusa né letta in pubblico. Guardai la ragazza: aveva un viso pulito, capelli neri, lunghi, lisci. Un piccolo naso e occhi senza trucco. Acqua e sapone, come piacciono a me.

La poesia. Ma come era possibile? Eppure dovevo averla letta a qualcuno, altrimenti questa ragazza… no, non l’avevo mai fatta uscire dal mio hard-disk, ne ero sicuro.

“Ma lei chi è, scusi? E perché ha questa mia poesia? Cosa vuole da me?”
La ragazza cambiò espressione. Non più sorridente. Non più interessata in qualcosa.
“Niente… pensavo solo… no, lasci stare, e mi scusi per il disturbo.” Si voltò e iniziò ad avviarsi in direzione della stazione ferroviaria. Dopo appena pochi metri le squillò il cellulare. La sua voce rimbombava per tutta la stretta e deserta via. Mentre la guardavo allontanarsi a passo veloce, la sentii gridare nel telefono queste parole: “… no, ti dico di no… è fallito anche questo tentativo, non sa chi sono, non mi riconosce, non credo che riacquisterà la memoria in tempi brevi…”

Un freddo sudore sulla mia fronte. Avvertii un intenso formicolio alle gambe. Tentai di pensare a qualcosa, a qualsiasi cosa… tentai di… ricordare…

Temendo di svenire andai a sedermi sui gradini di una casa. Affondai la testa tra le mani. Appoggiai i gomiti sulle ginocchia.

Avevo un mal di testa allucinante.

Andrea Mucciolo

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