MINI RACCONTI

FUGA PER LA VITA

di Andrea Mucciolo

La pattuglia della stradale intimò alla macchina di fermarsi. Centonovanta orari per la stradale Pontina erano decisamente troppi. Il conducente della Punto blu accostò senza problemi. L’agente Kevarich si avvicinò al finestrino e vociò: “Patente e libretto, grazie, dobbiamo farle il verba…”. Le ultime parole furono ricacciate dentro in maniera feroce, non appena Mirko Kevarich vide l’aspetto del guidatore. Orrore e ribrezzo presero possesso di lui, mentre i suoi colleghi, rimasti vicino all’auto di servizio alcuni metri indietro, guardavano filmati porno scaricati sul cellulare. Il conducente non si scompose minimamente. Staccò le mani dal volante imbrattato di sangue e porse all’agente una busta.

“Cos’è questa?!”, chiese Kevarich in preda al panico e al disgusto mentre, con ambedue le mani tremolanti, afferrava la busta sporca anch’essa di sangue.

“Il mio documento di riconoscimento, agente, ho soltanto questo, non mi compete altro. Sto fuggendo, perdoni la velocità, ma quei bastardi figli di puttana laggiù volevano uccidermi”, biascicò il piccolo uomo che stava accovacciato sul sedile di guida. L’agente notò che sul sedile anteriore del passeggero erano poggiati alcuni piccoli tubicini, che non capiva cosa fossero.

Mirko aprì la busta ed estrasse le foto del guidatore. Trenta secondi di puro angosciante silenzio. Ogni muscolo di Mirko immobile.

“Mi riconosce? Tutto a posto?”.

Kevarich era divenuto un cencio bianco, un brandello di uomo che nemmeno ricordava il suo nome.

“Lei può andare… grazie”, balbettò nel più totale raccapriccio dei sensi.

Il guidatore riprese la busta, la gettò sul sedile posteriore dell’auto e ripartì a grande velocità.

I colleghi di Kevarich allora si diressero immediatamente verso il loro collega. Uno di loro domandò: “Ma come, non gli hai verbalizzato nulla?”.
Mirko non rispose e iniziò a fissare un punto vuoto nell’aria quando, un altro agente, si accorse che nella mano sinistra aveva un foglio strano con delle immagini scure e indistinte.

“Cos’è quello?”, domandò indicando lo stampato. Kevarich allora si rese conto che aveva restituito al guidatore la busta vuota. Senza dir nulla, alzò la mano e porse al suo collega l’ecografia di un feto di 6 mesi. E pianse per l’impotenza di fronte all’incomprensibile.

Andrea Mucciolo

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