CERCO UN LAVORO

Lo ammetto: commisi una grande sciocchezza a mollare così presto. Preso da alcuni momenti di rabbia, per sfogo, decisi di lasciar perdere tutto quanto. Ma fu un grande sbaglio. Non volevo veramente, ve lo giuro. Così, mi ritrovai senza nulla da fare, senza un lavoro, con un bel po’ di tempo davanti a me che non avrei saputo come impiegare, riempire.

Non immaginavo questo, mi ero sempre figurato in maniera completamente diversa un momento del genere. La noia mi stava uccidendo. Così, decisi di cercarmi un altro lavoro: non mi interessava il denaro, ma soltanto riempire questo vuoto, fare qualcosa di utile.
Quindi, feci richiesta per un impiego: ma proprio lei, vorrebbe un lavoro? mi dissero. So che è possibile richiederne uno, risposi. Sì, è possibile, ma a determinate condizioni! Beh, lo ammetto, non mi sono propriamente comportato bene in passato, ma, appunto, si tratta del passato, replicai convinto. Non si è comportato bene? Lei ha rubato dalla cassa comune di una società della quale era socio, ha rapinato un suo ex datore di lavoro e infine è andato a letto con la sua superiore per ottenere una promozione, e ora ci dice che “non si è comportato propriamente bene?”, risposero alcuni dei preposti alla mia richiesta. Sì, va bene, lo ammetto di nuovo: sono stato uno schifo di uomo ma, vi prego, datemi un’altra possibilità, sono cambiato ora. E così, “commossi” dalla mia “allocuzione”, mi dettero l’occasione per dimostrare quanto valessi, ammesso che valessi qualcosa, il che, era tutto da dimostrare.
Non fu semplice: mi venne chiesto di sottopormi alle prove più assurde che avessi mai sentito. Per un mese intero tornai quasi alla mia vita precedente e fui costretto a farmi prendere a schiaffi dentro a un bar, senza reagire, per dimostrare che non ero più la “testa calda” di prima. Dovetti andare nel quartiere a luci rosse di Amsterdam per guardare le donne senza nemmeno poterle sfiorare, per dimostrare che sapevo controllare i miei istinti. Assurdo. Mi venne chiesto di digiunare per tre giorni, per provare che ero in grado di compiere dei sacrifici. Grottesco. Riuscii in ogni prova.

Va bene, lei se la sentirebbe di fare il babysitter? mi dissero infine. A forza contenni una risata fragorosa: io, che avevo sempre detestato i bambini, ora, avrei dovuto occuparmi di una bambina? Ma non mi interessava: l’importante era ottenere questo benedetto lavoro. Certo, risposi.

La bambina aveva solo cinque anni. La guardavo giorno e notte: la seguivo fino all’asilo e, siccome non potevo salire sullo Scuolabus, correvo dietro all’autobus fino allo sfinimento, al punto che i polmoni avrebbero voluto sputarmi in faccia la loro rabbia e mollarmi in mezzo alla strada. Per controllarla anche la notte, visto che oramai mi ci ero molto affezionato e dei genitori non mi fidavo tanto, salivo sulla magnolia che dava diretta sul balcone della sua stanza da letto e, tra un lago di caffè e le lusinghe di un inopportuno e alquanto fastidioso Morfeo, proseguivo il mio lavoro. Ero attrezzatissimo: binocolo, fionda per scacciare via ogni malvivente e scatola di cioccolatini al latte per rallegrare la bambina ogni qual volta fosse triste.

La costanza mi premiò: venni convocato da un signore anziano, come mai ne avevo visti alle “agenzie per il lavoro”, il quale mi consegnò un foglio in una busta chiusa, mi strinse la mano e mi comunicò: lei ha passata la prova, è assunto. E fu l’unico tra tutti i preposti attraverso i quali ero passato a sorridermi.

All’uscita aprii la busta, estrassi il foglio e lessi:

Siamo lieti di annunciarle che Lei ha passata la prova e da oggi è ufficialmente abilitato a svolgere attività di Angelo Custode.

Avevo certamente sbagliato a mollare tutto, a uccidermi, ma ora… ora tutto aveva un senso per me. Finalmente.

Sorrisi come mai avevo fatto in tutta la mia sciagurata esistenza: bene, ora finalmente sarei stato occupato per il resto dell’eternità e senza necessità di prendere caffè!

Andrea Mucciolo

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